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Mobile ai bambini è giusto?

Esce il nuovo iPhone 7 e impazzano le offerte: è ora di prendere il cellulare anche ai nostri figli? L’abbiamo chiesto a 5 genitori con le idee molto chiare

 

I dieci anni segnano la tappa: per averlo o iniziare uno sfinente braccio di ferro con i genitori. Il cellulare, che ai nostri tempi era ancora tutto da immaginare, oggi è diventato lo status symbol più importante per i ragazzini. Per chattare, farsi e scambiarsi foto, giocare freneticamente con app in dimensione ridotta.

“Prima degli 11 anni non abbiamo dato il cellulare a Giorgio – ammette Giovanni -, sebbene lo chiedesse già da un paio d’anni. Issando bandiera bianca abbiamo infine approfittato di un’offerta su Amazon BuyVip (ma ne avevamo trovate di altrettanto valide anche su Misco e Unieuro) per un Android al minor prezzo sul mercato, con tariffa di un operatore ad hoc per under 12, che a pochi euro al mese garantisce 60’ e un giga di Internet. Ma il patto è che la gestione delle applicazioni e dei giochi sia subordinata al nostro consenso. E comunque c’è una periodica verifica delle sue attività sui sistemi di messaggistica”.

Trovare accortezze che garantiscano da remoto le attività dei ragazzi su Apple o Android per alcuni è un dictat imprescindibile, “anche se – chiosa Margherita, mamma di tre gemelli - i nostri figli devono imparare che per comunicare bisogna coltivare le relazioni di persona prima di passare a quelle virtuali, anche se sarebbe così facile cedere all’acquisto di una triplice copia di cellulari, soprattutto di marche che stanno scalando la classifica nel rapporto qualità/prezzo come Huawei con Honor (da scoprire su Vmall.eu)”.

Diverso è il discorso per chi, come Filippo, ha figli alle scuole private che forniscono i libri didattici su i-Pad. “L’utilizzo dei device – ci spiega – è sempre stato naturale quanto strumentale per Andrea, che lo usa tutti i giorni per studiare. Da quando aveva 9 anni abbiamo ampliato l’abbonamento Fastweb anche all’i-Phone (in offerta spesso su Groupalia e Redcoon), per permettergli di restare collegato con noi anche durante i suoi spostamenti. Naturalmente abbiamo impostato il parental control Apple sull’account per cui decidiamo noi genitori quali siti può vedere e quali non, e se può scaricare nuove applicazioni”.

Ancora più motivata è Serena che ci racconta: “le mie figlie più grandi hanno 10 e 8 anni, e usano l’iPad a scuola dalla prima elementare, il che ha eliminato qualunque discussione sull’opportunità di dotarle di un dispositivo personale: era obbligatorio. Naturalmente lo usano anche per giocare, e hanno il permesso di mandare foto e messaggi a membri scelti della famiglia. Altrettanto naturalmente, non sono su nessun social network. Nei casi in cui sia (per noi) necessaria una (loro) reperibilità telefonica, abbiamo un iPhone dismesso configurato con Qustodio (https://www.qustodio.com/en/). Nessun diversivo, sebbene, trascorrendo la vita sospesa tra telefono e pc, mi sia sempre un po’ stupita di questa mia rigidità. Me l’ha spiegata Louis C.K., che è un comico americano con un particolare talento per far ridere i genitori, che una volta ha detto: «Da piccolo devi imparare a essere te stesso senza bisogno di “fare" qualcosa, e questa è una capacità che i telefoni ci stanno portando via». (https://www.youtube.com/watch?v=5HbYScltf1c) Ecco: diventeranno donne, e impareranno a vivere tra telefono e pc – o quello che di inimmaginabile ora sarà normale allora. Ma vorrei coltivassero la capacità di non fare niente, ed è l’unica cosa che posso insegnare io”. Chapeuax!


 
 
 
 
 

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